Il Sé nella tradizione Vedanta

Il Sé nella tradizione Vedanta

I Veda, i più antichi testi sacri induisti, si rivolgono alla ricerca della realtà metafisica, cioè non quella che appare nel mondo delle forme manifeste, ma quella che ne é il suo immanifesto principio.

I Veda

Nella tradizione Vedanta il Sé è parte di una complessa cosmogonia sacra e rappresenta il Soggetto ultimo della realtà, il Conoscitore del tutto, Colui che esiste oltre il conosciuto, la conoscenza e allo stesso tempo lo strumento che si usa per conoscere.

Nelle Upanisad si legge che la realtà è composta da un principio Coscienza che è il Braham, l’Assoluto immanifesto, informale e inqualificato. E’ composta anche da un principio-energia che si manifesta in forme qualificate. Il Brahman è non-duale, senza inizio e senza fine, senza forma, inconoscibile, immutabile, autorisplendente. E’ ovunque, è oltre i limiti spazio-temporali, non diviene e non è soggetto a cambiamento. Trascende ogni aspetto fenomenico, non ha qualità né attributi. Include tutto.

Nell’Esistenza (Sat) la natura dell’Assoluto testimonia la totalità delle forme e della loro sostanza, di cui la natura è una intrinseca parte.

Nella Coscienza (Cit), la natura dell’Assoluto testimonia l’Intelligenza che è alla base del principio dell’organizzazione cosmica e rende ragione della sua armonia.

Nella Beatitudine (Ananda) la natura dell’Assoluto testimonia la felicità senza oggetto e senza fine.

Assoluto e relativo

Se l’Assoluto è tutto e ovunque e non ammette nulla al di fuori di sé, come è possibile che esista il relativo? Se la Realtà è permanente e non-duale perché esiste la molteplicità del fluttuante divenire?

E’ nella natura del tutto contenere la parte. Ogni aspetto della realtà, l’Uno e il molteplice, è implicito nell’Assoluto. Ogni aspetto naturale e umano esiste virtualmente nell’Assoluto e si determina a partire da esso.

Le qualità e gli attributi della realtà manifesta sono una determinazione dell’immanifesto, come le onde sono una determinazione del mare.

Come l’onda risulta dal movimento insito e consustanziale al mare anche quando esso è calmo, così l’energia differenziata delle forme universalii è il risultato di un movimento dell’assoluto, che pur immoto, ha come sua possibilità quella di determinare il moto.

La manifestazione non è altro che una forma spazio-temporale creata da un’attività indotta dall’essenza pura, immodificata e inalterata dell’Assoluto. Questo è pura Coscienza, immodificata e incausata, ma il suo stesso essere stimola l’insorgere di un potere creativo che a sua volta è causa efficiente e materiale della manifestazione cosmica formale e informale.

Come l’acqua del mare si modifica in onda pur rimanendo mare, la Coscienza assoluta si trasforma in molteplicità universale pur rimanendo invariata.

Nonostante il mondo e l’esistenza appaiono muoversi e cambiare, la Coscienza, quale entità ultima, rimane della sua stessa incondizionata natura.

In definitiva, quelle che sembrano fasi di un processo di continua trasformazione sono tanti modi di apparire di una stessa e unica sostanza-energia sul grande schermo dell’Essere indiviso.

La diversità insomma consiste nei diversi volti presenti nella stessa Sostanza.

La vera Realtà

Diversamente dalla scienza occidentale che secondo il paradigma meccanicistico considera reale solo l’universo materiale, la filosofia vedantica considera la natura e tutto il fenomeno dell’universo come una sovrapposizione che vela il suo immutevole, trascendente e intelligente Sostrato.

L’universo è in continuo divenire, incostante e impermanete, mentre l’Assoluto, il sostrato che lo sottende, è costante e permanente.

Se si scambia per Realtà il fluttuante mondo delle forme universali e si confonde l’Essere immoto con il divenire che scorre nel tempo, ci si confonde. L’impermanenza non dà alcun senso alle vicende dell’esistenza e condanna all’idea di una vita che ha nella morte un’ineluttabile e insensata fine.

L’errore di considerare reale ciò che è solo una sovrapposizione al Reale è l’illusione o “maya” generata dall’ignoranza e causa della sofferenza dell’uomo.

L’illusione è determinata all’identificazione con le forme manifeste che rende inconsapevoli e separati dal Reale e dalla sua serena immutabile stabilità. Questa identificazione rende l’essere umano come il prigioniero della caverna del mito platonico, lontano dalla luce e immerso nelle ombre ottenebranti di una  pseudo realtà.

L’obiettivo della Tradizione Vedanta è la disidentificazione dal relativo impermalente e la realizzazione dell’Assoluto permanente.

Differenza tra Tradizione Vedanta e Cristianesimo

Ciò che differenzia la Tradizione Vedanta con con quella cristiana è che nella prima la Realtà o l’Assoluto ha la natura impersonale della Coscienza che è il sostrato del mondo manifesto e quindi anche immanente ad esso. Dalla Coscienza assoluta deriva sia il principio divino che la creazione. Da un Assoluto origina l’Uno e il Molteplice, il creatore e l’esistenza differenziata creata.

Nella “gerarchia” dell’esistenza, l’Assoluto precede l’universalità del Divino, da cui promana il generale che si dispiega nella molteplicità.

Invece nella tradizione Cristiana la Realtà coincide con Dio, con il creatore. Non c’è nulla prima di Lui. Tutto comincia con l’Uno.

Inoltre la concezione vedantica riconosce che il Divino non è lontano o separato dalla vita dell’Universo ma presente in esso, pertanto dimorante nel cuore dell’essere umano come nell’intera vita.

In questa grande cosmogonia sacra l’Assoluto, Dio, l’Universo, il Sé dell’essere umano appaiono come un continuum, parti di un sistema unitario, dove ogni aspetto non può essere scisso o avulso dall’altro.

Identità tra microcosmo e macrocosmo

Poiché l’Assoluto-Brahman è onnipervadente e non-duale, esso non ammette separazione né diversità né divisione. Il Sé che è la coscienza presente come sostrato di ogni aspetto del mondo e delle forme, a livello microcosmico, è chiamato Atman.

Data l’identità tra micro e macrocosmo, il Sé individuale è identico al Sé universale.

Il Sé è considerato esistente sotto forma di anima individuale come dentro ad una brocca esiste lo spazio-etere. Esiste nella forma delle cose, proprio come lo spazio-etere esiste nella brocca.

Come lo spazio etere racchiuso nella brocca non è una trasformazione, ma una parte dell’etere universale, così il Sé individuale non è una trasformazione ma una parte del Sé universale.

Spiega Ramakrsna con una metafora:

Come la goccia non è altro che una parte del mare, il Sé individuale non è altro che parte del Sé universale.

L’essere umano ha la stessa natura eterna e creativa della radice metafisica dell’esistenza. La stessa forza intelligente che è il fondamento dell’universo è il fondamento dell’anima dell’uomo.

Atman:lo Spirito dell’uomo

Identica allo Spirito universale, la naura spirituale del Sé, che non ha aspetti qualitativi e attributi definiti, rappresenta un sostrato compiuto e perfetto dell’individualità.

Atman symbol

L’Atman come l’Assoluto è non-duale, immanifesto, privo di forma, di distinzione, di movimento e di desideri. E’ perciò immodificabile ed eternamente puro, non è composto di parti ma è unità indivisa. Privo di attributi, trascende gli stessi suoi veicoli cui dà coscienza e vita. Risplende della sua luce propria e la sua natura è la Beatitudine assoluta.

L’Atman che è della natura della pura Coscienza e Beatitudine, conferisce all’essenza dell’individualità una natura intelligente che anima il mondo della materia piuttosto che essere un suo prodotto (come si crede nelle teorie scientifiche).

La pura Coscienza è immodificabile e eterna, infinita, risplende della luce della felicità e rappresenta la costante dietro ciò che appare e diviene nella complessità biopsichica. Fa da sfondo ad ogni struttura, stato ed esperienza dell’individualità, non contaminata dal fluire dei processi di quest’ultima e trascendente ad essa. L’Atman risiede nel cuore dell’uomo, la dimora della divina bellezza e la patria dell’Amore.

L’Atman non è soggetto a nascita e morte. Alla vetta del Sé, la Coscienza è l’informale dimora dell’individualità formale. Libero dagli effetti, dalle cause e dalll’attività, incondizionato e libero, tutto racchiude senza termine o limite.

Indistruttibile anche quando il corpo perisce, l’Atman continua a vivere come l’aria entro la brocca anche quando questa si  rompe.

Pur essendo fuori dal moto, l’Atman è il governatore della persona umana. Dalla sua celata presenza attingono ordini il corpo, gli organ sensori, la mente e l’intelletto con le loro rispettive funzioni, come i servitori dal padrone. E’ supporto dello stesso senso dell’Io, è totale conoscenza.

Gli involucri dell’Atman

Nella composizione umana l’Atman è lo Spirito dell’uomo che ha la natura della pura Coscienza. Quest’ultima è il sostrato informale dell’individualità formale che è composta da cinque involucri ad essa sovrapposti, che compongono tre livelli o corpi: il livello grossolano, quello sottile e quello causale. Il livello grossolano rappresenta l’aspetto fisico, quello sottile l’aspetto mentale, quello causale l’aspetto anima. Questi livelli sovrapposti all’Atman non sono separati da esso, come le onde non sono disgiunte dal mare. L’Atman si manifesta in pluralità tenuta insieme dalla trama connettiva della Coscienza.

Il jiva o individualità si manifesta nel tempo e nello spazio, assume un nome e una forma e comprende diversi livelli di energia che vibrano a diversi gradi di condensazione. L’anima è la dimensione più sottile e più vicina allo spirito, la sede degli archetipi principali e del divino incarnato, la mente è la sede dell’intelligenza. Nella totalità individuale quanto più le energie vibrano a livello sottile tanto più sono strutturalmente complesse e organizzate.

Individuo e persona

L’individualità è diversa dalla personalità. La prima si riferisce all’intero sistema manifesto, composto da corpo, mente e anima. La seconda include i livelli corporeo-mentale inferiore ed è relativa solo agli aspetti più individuali e definiti dal senso dell’Io identificato con il corpo e con la mente. L’Io incarna la personalità che è un riflesso dell’individualità totale, a sua volta riflesso dell’Atman non-duale e immanifesto. Esso si definisce e si riconosce solo nell’ambito di forze fisiche e concettuali. L’Io è un soggetto fenomenico transitorio e in continuo cambiamento e rappresenta soltanto l’apparenza di una realtà assoluta che ne costituisce il suo sfondo. E’ la somma di tutte le immagini e le rappresentazioni di un dato momento storico, è mutevole e in ultima analisi irreale.

L’Io, tenuo riflesso del Sé, è immerso nel mondo della molteplicità e scisso dalla non-dualità, immerso nell’ignoranza della sua reale natura, vittima dell’allucinazione della diversità e dell’impermanenza. L’identificazione con l’Io offusca e non consente le esperienze dell’anima e dello Spirito e vela la natura ultima del Sé.

Paradossalità del Sé

In quanto completo di tutto, il Sé è sintesi di elementi formali ed informali, manifesti e immanifesti, temporali e atemporali, spaziali e aspaziali, causali e acausali, trascendenti e immanenti, agenti e non agenti. Tali aspetti apparentemente inconciliabili nella cornice di riferimento scientifico occidentale trovano chiarimento alla luce della visione olistica della realtà che dà senso al concetto dell’Uno come sintesi di opposti.

Solo nel contesto in cui si opera una disidentificazione dal modello scientifico newtoniano e cartesiano si può comprendere l’interezza del Sé.

Abbiamo detto che l’Atman è immodificato e indivisibile eppure ha quattro parti, corpo, mente, anima e Spirito.

La differenziazione è solo un aspetto dell’indifferenziazione e la forma è il risultato di un mutamento della sostanza informale.

Tale paradossale realtà è riconoscibile anche nella composizione della materia che appare divisa e concreta pur rimanendo nella sua essenza indifferenziata energia.

Se la paradossalità tra trascendenza e immanenza appare non facile alla comprensione mentale, lo stesso dicasi per la paradossalità tra Coscienza ed energia.

La Coscienza costituisce il contesto immanifesto ed informale del Sé, mentre l’energia costituisce l’aspetto manifesto che compone la forma dell’individualità. L’Atman informale appare velato da forme che ne costituiscono le sue modalità espressive. L’elemento energia appare condensao a diversi livelli nelle strutture del corpo, della mente e dell’anima, mentra la Coscienza è lo Spirito assoluto che include anche quelle.

Un altro paradosso: Il Sé, seppure immoto, dà vita a ciò che si muove, spirito e materia. La Pura Coscienza non è estranea alla vita dell’individualità, perché opera dal contesto della sua non-duale perfezione sulle energia dell’individualità.

Diversi stati di coscienza

Nella concezione vedantica, corpo mente anima e spirito sono associati a diversi stati di coscienza: la coscienza di veglia, di sogno, di sonno e la coscienza non-duale. Lo stato di coscienza di veglia esperisce oggetti grossolani, avvalendosi dei sensi organici. Lo stato di coscienza di sogno esperisce oggetti sottili, avvalendosi della mente con cui si possono percepire gli oggetti dello spazio interiore. Lo spazio di coscienza di sonno percepisce il principio noumenico avvalendosi dell’anima. Qui soggetto e oggetto coincidono. Il quarto stato non-duale è quello in cui si realizza l’Atman e l’dentità con il Brahman. Così la coscienza comprende la totalità del Reale. Ma, come i livelli del corpo mente e anima sono sovrapposizioni allo Spirito, così gli stati di coscienza sono apparenti modificazioni della coscienza non-duale e quindi illusori.

 

fonti:

Laura Boggio Gilot

Il sé transpersonale. Psicologia e meditazione Yoga- Vedanta

 

Nota: Ringrazio vivamente l’autrice di questo libro per la chiarezza, l’apertura e la possibilità che mi ha dato di addentrarmi in concetti di non facile comprensione.

Precedente Il Sé nella psicologia scientifica Successivo Il Sè nella cultura Yoga